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«L'Italia è un caso unico - spiega il segretario Consap Giorgio Innocenzi - Negli altri paesi europei i numeri delle scorte sono decisamente inferiori. Sono la metà in Spagna e Gran Bretagna, lo stesso in Francia, addirittura arrivano a tre quarti in meno in Germania. Il problema è che da noi le scorte rappresentano non solo una esigenza di sicurezza da parte dell'interessato, ma coincidono pure con lo stato sociale. Chi ce l'ha è importante. Chiaramente non tutti sono uguali. Ma non basta aver ricevuto un biglietto di minacce per essere definiti personalità nel mirino di malintenzionati. I servizi vanno decisi con scrupolo e severità. La richiesta arriva al direttore dell'Ucis, il prefetto Alberto Pazzanese. Vengono raccolte informazioni, valutate e scritte nella scheda che poi finisce al prefetto Pecoraro per la decisione finale». Sono sotto scorta parlamentari indagati, ex ministri di Giustizia, personaggi dello spettacolo. E non si parla di un uomo solo che deve fare da ombra pronta a diventare carne, ossa e piombo in caso di pericolo.
«Ci sono personaggi - continua
Innocenzi - che arrivano fino a dodici
persone di scorta. Sono operatori che il
ministero ha formato per anni, sono degli
specialisti, anche tiratori scelti. Le cifre -
ragiona - si calcolano in fretta, anche se
approssimative. Lo stipendio di un poliziotto è
di duemila euro, 500 di straordinario, più
servizi e missioni e si arriva a 3.500 euro
netti. Un'auto blindata può costare anche 90
mila euro. La manutenzione è particolare, la
fanno solo certe ditte. Si moltiplica per il
numero delle scorte e altro se si pagherebbe un
Commissariato di polizia». Il segretario romano
del Silp Cgil, Gianni Ciotti, è andato oltre:
«Per assicurare la sicurezza di un intero
municipio di Roma di circa 240 mila abitanti
(come il Casilino) si spende meno: circa 350
mila euro per impiegare 110 uomini, pagare gli
straordinari e affittare lo stabile. Questa è
un'indecenza». Il questore di Roma Francesco
Tagliente ce la sta mettendo tutta per mantenere
il carro sulla retta via. Ma le polemiche lo
strattonano: chi vuole risparmiare tira da un
lato, chi chiede fondi dall'altro. E pare che
Tagliente al Viminale abbia già arricciato il
naso. «Noi apprezziamo i suoi sforzi - conclude
Innocenzi - ma il personale è stanco, la
situazione è diventata davvero insostenibile».
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